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Caravaggio, 1597. "Caraffa di fiori". Olio su tela. 44,6 x 33,4. Il dipinto, capolavoro giovanile dell'artista, esprime uno dei più significativi, emblematic ed enigmatici delle sue prime opere, quello della "natura morta", destinato peraltro se non ad inaugarare almeno a delineare e promuovere un vero e proprio "genere", che - precisamante in ragione dei capolavori del Merisi - tanto si affermerà nella pittura successiva, fino i giorni nostri. Il contenuto marcatamente "metaforico", indica un complesso confronto concettistico sull'Amore in un'ottica scopertamente classicistica e una proiezione resurrezionale. Calligrafica e precisa la sua pennellata, è abbinata alle sue "speculazioni ieratiche/sciamaniche" ante litteram a proposito dell'arte come allegoria iconografica attraverso l'utilizzazione dell'elemento retorico (l'ekphrasis) che può descrivere intrinsecamente altre tecniche tipologiche o semplicemente bellezza e virtù. Nel caso specifico, "alludendo alla vacuità e alla precarietà della vita", essendo i fiori recisi destinati presto ad appassire ed a morire, mentre lo stesso contenitore in vetro, risulta fragile per via della stessa materia con cui è fatto. I fiori, diventano simboli di se stessi! Il coevo Giovan Pietro Bellori, scrisse: "dipinse una caraffa di fiori con le trasparenze dell'acqua e del vetro, sparsi li fiori di freschissime rugiade ed altri quadri eccellentemente fece di simile imitazione". L'arte Michelagnolo già precocemente, è scrittura "visiva", pellegrinaggio alla ricerca di spiritualità scomparsa, percorso iniziatico verso la piena coscienza di se stessi. Ad appena 26 anni, questa sua pittura "Caraffa a palmi due", risulta chiara e concreta ma, allo stesso tempo ermetica, densa di riferimenti alla nostra realtà, un cammino per conquistare con la pittura, la "poesia del mondo". LO studio complesso di questa opera, permette di restituire all'artista lombardo una fisionomia umana e culturale più vera, più attinente alla Storia e al trapasso dell'Umanesimo nella società della Riforma Cattolica , potenziando la portata intellettuale e rivoluzionaria dell'opera dell'artista milanese, fino a metterne in luce de una parte il background nel naturalismo lombardo (veneto) e, dall'altra, l'esperienza personale, tragica e irripetibile, che s'innesta sull'adesione a una pittura secondo natura svolta nella tensione di una scelta d'arte, divenuta esigenza di vita, travolgente come una vocazione religiosa. Caravaggio, riscopre infatti le premesse di una concezione aristotelica del dipingere per rinnovare all'interno di una visione attuale della Fede, esplicitata in lancinanti termini di realtà e sacralità dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio. Una personalità che i luoghi comuni della Storia e del mito nero (iniziati già nel corso della vita del pittore e contrabbandati fino a oggi) lo avevano trasformato in un criminale in fuga, ateo e iconoclasta, che in nulla corrisponde alla obiettiva realtà. Caravaggio, non ha mai avuto problemi per capire chi fosse il nemico. Infatti, a differenza d'altri, lui poteva combattere con due affilate armi: l'arma bianca a lunga lama e il suo magistrale pennello. Campo Marzio, Roma (Stato Pontificio), Ranuccio Tommasoni da Terni, nobiluomo, permettendo...